sabato 20 luglio 2019

“Phi”: il primo capitolo della trilogia inspirational di Akilah Azra Kohen

1 Febbraio 2019 by · Commenta 

«Voi sperimentate esattamente ciò che avete deciso di provare. L’universo è concepito in modo tale da rispondere a tutti i desideri che avete dentro. Non abbandonatevi al flusso degli eventi, desiderate e basta, ma fate attenzione a cosa desiderate, perché se lo volete abbastanza…»
Can si interruppe a metà della frase, aspettando che gli spettatori in studio la completassero, e loro urlarono: «…sicuramente sarà vostro!».

Arriva anche in Italia la trilogia della psicologa comportamentale Akilah Azra Kohen, bestseller in Turchia e già diventata una serie tv di successo. Il titolo del primo libro, appena uscito per Mondadori, è “Phi”.

Il Phi è una proporzione numerica e geometrica scoperta dagli antichi egizi e dai greci; è osservabile tra le parti di un tutto e si crede rappresenti le dimensioni più riuscite dal punto di vista dell’armonia. In breve, il Phi coincide con la perfezione estetica. Quando Can Manay, celebre psichiatra e conduttore televisivo dall’ego spropositato, vede Duru per la prima volta danzare nel giardino di casa, vede esattamente il Phi. Gli basta quella visione di un istante per perdere la testa: senza pensarci troppo su, compra la casa adiacente a quella della ragazza. Da quel momento tutto ciò che farà sarà finalizzato ad averla.

Quella sera Duru entrò come una folata fresca, prima in casa di Can e poi nella sua mente, per non uscirne mai più. Con lo scialle color crema che le copriva per metà la testa, il viso struccato, i piedi nudi sporchi di terra, era la creatura più viva, più vera, più bella che avesse mai visto in vita sua.

Intorno a Can e Duru, intanto, ruotano altri dieci personaggi, ognuno con la propria storia e le proprie ambizioni. C’è Bilge, l’aspirante assistente del professor Manay all’università; e c’è Deniz, il compagno di Duru che compone e insegna musica al Conservatorio; e c’è Ozge, la giovane giornalista determinata a riportare a galla in uno scoop i dettagli più scabrosi del passato di Can Manay.

In “Phi” il punto di vista cambia costantemente, passando da uno all’altro di questi dodici personaggi. Nel creare quest’effetto, l’autrice mette in gioco tutte le sue competenze di psicologa, intessendo dialoghi che a volte sembrano vere e proprie sedute di analisi. Come la scrittrice turca sostiene in apetur, “Phi” è diretto a chi sa che nulla è come sembra e che la cosa più importante per ciascun essere umano è comprendere la propria individualità e riuscire a proteggerla.

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