martedì 18 giugno 2019

“Documenti, prego”: un incubo di stampo kafkiano creato da Andrea Vitali

27 Maggio 2019 by · Commenta 

Il baffetto lasciò trascorrere qualche secondo. Si passò una mano sul mento, chiuse e riaprì gli occhi. Io ammisi che non era un comportamento corretto parcheggiare in quello spazio, ma vista l’ora, vista l’enorme disponibilità di posti, non ci avevamo fatto caso e comunque, conclusi, ce ne saremmo andati subito. Il baffetto accennò di aver capito, sembrò accettare la mia spiegazione.
– Documenti, prego, – disse invece.

In “Documenti, prego”, edito da Einaudi e da poco disponibile nelle librerie, Andrea Vitali si discosta dall’immaginario che ha costruito nella città di Bellano, il set in cui sono ambientati alcuni dei suoi romanzi più famosi come “Nome d’arte Doris Brilli. I casi del maresciallo Enresto Maccadò” e “Gli ultimi passi del sindacone”.

Ci troviamo infatti davanti a un’ambientazione e a un intreccio davvero insoliti per Vitali: il protagonista di questa storia è responsabile del settore alimentare per una grande ditta all’ingrosso e sta tornando a casa con alcuni colleghi da una riunione durata due giorni.
Sono tutti molto stanchi, decidono quindi di fermarsi in uno degli autogrill lungo l’autostrada e tutto sembra ridursi ad una normale sosta, quando al bancone del bar si avvicina un uomo coi baffetti. Questo strano personaggio domanda al gruppo di colleghi di chi sia l’auto parcheggiata dietro alla sua: la macchina a cui l’uomo si riferisce è infatti proprio quella del gruppo di colleghi che, a causa della grande stanchezza, hanno parcheggiato in un posto riservato ai disabili.
Sarà proprio il responsabile del settore alimentare a scusarsi con l’uomo e a cercare di sdrammatizzare sull’accaduto ma, proprio quando sembra che tutto stia per risolversi, l’uomo coi baffetti chiede al responsabile di esibire i documenti.
Quella che sembra una richiesta banale, un normale controllo, si trasformerà in un susseguirsi di burocrazia implacabile, in un incubo inframezzato da fughe oniriche e strani risvegli.

In fin dei conti cosa avevo fatto? Glielo chiesi. La risposta mi lasciò di stucco. -È un semplice controllo.

Una vicenda di stampo kafkiano, un viaggio nella psiche di un uomo qualunque in cui Vitali trascina il lettore nell’inquietudine, senza però abbandonare il suo sguardo compassionevole nei confronti di un’umanità estremamente vulnerabile.

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