sabato 04 aprile 2020

La ricamatrice di Winchester: la storia di una donna indipendente negli anni ’30

28 Gennaio 2020 by · Commenta 

«Ssh!»
Violet Speedwell inarcò le sopracciglia: che bisogno c’era di zittirla, se non aveva neanche aperto bocca?
A fare quel verso era stata la donna dai capelli grigi che piantonava l’ingresso del coro, il posto preferito di Violet all’interno della cattedrale. Il coro era esattamente al centro dell’edificio, con le navate da una parte e il presbiterio dall’altra, i transetti che si estendevano perpendicolari, a nord e a sud, completando la pianta a croce. Ognuna delle altre sezioni aveva qualche difetto ai suoi occhi: la navata centrale era troppo vasta, quelle laterali piene di spifferi, i transetti immersi nell’oscurità e le cappelle la mettevano in soggezione. Invece il coro, con il soffitto basso e i sedili in legno intagliato, le appariva uno spazio a misura d’uomo, magnifico ma non pomposo.

“La ricamatrice di Winchester”, edito da Neri Pozza, è il nuovo romanzo di Tracy Chevalier, autrice di opere di incredibile successo quali “La dama e l’unicorno” e “La ragazza con l’orecchino di perla”.

Violet Speedwell è una delle tante donne rimaste nubili a causa della prima guerra mondiale che ha portato alla morte innumerevoli ragazzi della sua generazione, come suo fratello George o il fidanzato Laurence. Violet si trasferisce, così a Winchester lasciando la casa della madre che la fa sentire sempre più sola e incompresa. Intenzionata a farcela solo con le proprie forze entra a far parte delle ricamatrici della Cattedrale, una delle associazioni più rinomate di Winchester fondata dalla signorina Louisa Pesel e diretta dall’implacabile signora Biggins. Mentre Violet visita l’interno della Cattedrale, che era stata sede di incoronazioni dei re inglesi, scopre un filo invisibile che lega lei stessa e le ricamatrici a una causa comune e cambierà per sempre la trama della sua stessa esistenza.

Violet arrossì di colpo. Da quando l’aveva vista al fianco di Gilda alla Presentazione dei cuscini in ottobre, si sentiva in imbarazzo ogni volta che si imbatteva in quella donna misteriosa. Dorothy non frequentava assiduamente la stanza delle ricamatrici, ma a Violet capitava abbastanza spesso di incontrarla, in città o nella cattedrale. Si scambiavano un cenno di saluto, e non mancarono di farlo anche quella notte, ma poi di solito Violet svicolava, facendo mostra di essere terribilmente indaffarata.

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