domenica 20 gennaio 2019

L’invisibile ovunque

L’invisibile ovunque

25 novembre 2015 by · Commenta 

La verità storica non coincide con la verità dei singoli  esseri umani. E non ce n’è una sola quando si tratta di capire come andarono davvero le cose. Occorre sommare, sovrapporre, scremare. Domandarsi perché nei laboratori della Section de Camouflage si lavorasse per salvare le macchine da guerra anziché i soldati è come domandarsi perché si stesse facendo una guerra mondiale anziché le Olimpiadi. Ed ecco una prima verità: le macchine erano più preziose degli uomini.

Ritorna a far sentire la sua voce il collettivo Wu Ming con L’Invisibile ovunque (Einaudi), presentato dal gruppo sul blog ufficiale come «il loro modo di non celebrare il centenario della Grande guerra». L’Invisibile ovunque ci racconta…Continua a leggere

Cent’anni a Nordest

Cent’anni a Nordest

12 giugno 2015 by · Commenta 

Se vogliamo capire cosa abbiano in comune queste terre diverse e plurime al loro interno, e dunque cosa sia questo “Nordest”, dobbiamo ripartire da qui, dalla presenza e dal progressivo ritirarsi dell’Austria, e dalla conseguente dimensione di confine che fece delle immaginarie “Tre Venezie” il teatro della Grande Guerra, e della loro unione la posta il gioco.
Non parleremmo di “Nordest” senza la Prima guerra mondiale. Il Nordest è il prodotto di quella guerra, che operò una cesura irreversibile. Dopo, nulla è stato più come prima. Assurdo e futile ripescare identità precedenti – la Serenissima o l’impero – cercando di ritrapiantarle nell’oggi: sono essiccate, morte da tempo.
Il Nordest è figlio della guera granda in ogni suo aspetto, a cominciare dal paesaggio.

Nel centenario dello scoppio della Grande guerra, mentre le celebrazioni commemorano i caduti sui vari fronti in cui l’esercito italiano combatté dopo il 24 maggio 1915, Wu Ming 1 pubblica Cent’anni a Nordest (Rizzoli), uno straordinario libro collocato in una sorta di “terra di nessuno” a metà tra saggio e reportage che prova a raccontare con sguardo nuovo e originale il Nordest del nostro paese.
Muovendosi fisicamente tra i luoghi di cui parla – tra cimiteri di guerra, vecchi confini, enormi aree commerciali sorte dove un tempo c’erano solo campi coltivati – Wu Ming riesce a tenere insieme in maniera eccezionale la storia di oggi e quella di ieri, l’impero austroungarico di Francesco Giuseppe e la Russia di Putin, l’irredentismo di un tempo e le spinte autonomiste di oggi… Continua a leggere

La ragazza che hai lasciato

La ragazza che hai lasciato

25 marzo 2014 by · Commenta 

«Paul è così silenzioso che lei si chiede se non sia finalmente scivolato nel sonno ma, quando si volta, vede che il suo sguardo è rivolto verso la parete di fronte al letto. Sta fissando La ragazza che hai lasciato, appena visibile nella luce dell’alba. Paul è come ipnotizzato e via via che la luce diventa più forte i suoi occhi non si staccano dall’immagine. “L’ha catturato”, pensa Liv. Avverte una fitta di quella che potrebbe essere pura felicità.»

Il nuovo romanzo di Jojo Moyes, La ragazza che hai lasciato (Mondadori), è una storia d’amore commovente e potente che scavalca i secoli e che tesse trame segrete che uniscono il passato e il presente grazie alla forza del sentimento.
Le protagoniste di questa storia sono due donne che i lettori più fedeli dell’autrice londinese hanno già conosciuto nel suo racconto Luna di miele a Parigi, due splendide donne separate da quasi un secolo ma accomunate da un destino che le mette di fronte alla necessità di compiere scelte forti e di dimostrare cuore e coraggio, combattendo contro il destino… continua a leggere

Otel Bruni

Otel Bruni

28 luglio 2011 by · Commenta 

Incipit:
La notte del 12 gennaio 1914 fu ricordata al nostro paese come una delle più rigide di tutto l’inverno e forse di tutti gli inverni a memoria d’uomo. La neve aveva cominciato a cadere verso sera e, cosa del tutto inusuale se non impossibile, il sole si era voltato indietro –come usava dire- prima di affondare dietro l’orizzonte, apparendo per pochissimi minuti nello stretto spazio che separava l’orlo occidentale della coltre nuvolosa dal profilo della terra. Il raggio vermiglio aveva attraversato la fitta cortina di fiocchi candidi creando un’immagine fantasmagorica, un’atmosfera così irreale che i contadini che stavano rientrando per la cena si erano fermati al centro dell’aia a contemplare la visione mirabile, quasi un segno divino, e a cercare di interpretarne il significato. Erano diventati parte di uno scenario stupefacente, di cui non s’era mai sentito a memoria d’uomo, e un giorno avrebbero cercato di narrare ai loro figli e nipoti di aver visto nevicare sul sole. In breve tempo le loro sagome si erano imbiancate e la luce d’oro si era spenta
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