martedì 07 dicembre 2021

Prima Pagina: L’intermittenza

13 Settembre 2010 by · Commenta 

E’ finalmente arrivato l’ultimo libro di Andrea Camilleri: L’intermittenza. Un thriller mozzafiato ambientato nello spietato mondo della finanza, dove nessuno può fidarsi di nessuno né permettersi di abbassare mai la guardia. Vi offriamo in anteprima l’incipit del libro, acquistabile da oggi.

Fu allora che ebbe lacerante certezza della prossimità della sua morte.
Si stava spalmando il sapone da barba e prima sobbalzò, poi si bloccò, le punte delle dita incremate sulla guancia destra. Allo specchio, appariva nella stessa posa della foto pubblicata sulla copertina dell’ultimo numero di “Comunicazione e impresa”, dedicata ai manager più importanti del Paese, che conteneva anche una sua lunga intervista.
Un attimo prima era intento a riandare col pensiero alla cena della sera avanti, tra l’altro il vecchio Birolli era accompagnato da una nipote ventenne che lèvati, quando, all’improvviso, erano comparse quelle aprole. O meglio, le aveva lette. Ma dove? Sullo specchio?
Sì, ma non propriamente sullo specchio, bensì al posto dello specchio. Perché, per una durata non più lunga di un battito di ciglia, la luce doveva essere andata via. E, nel buio, l’invisibile riquadro dello specchio si era trasformato in una sorta di minuscolo schermo cinematografico, sul quale, nitida, in bianco, era apparsa la frase. Come la didascalia conclusiva di un film muto, scritta in corsivo.
Però non l’aveva letta. Qualcuno l’aveva pronunciata ad alta voce.
Via, non era al cinema. Era dentro la sua stanza da bagno.
Quindi non poteva essere stato che lui. Aveva parlato da solo.
Era la prima volta che gli capitava. O forse gli era successo altre volte, ma non se ne era mai accorto.
Segno dell’età? A soli quarantadue anni? Non scherziamo.
Però non poteva permettersi il lusso di dire cose al di fuori di ogni controllo. Figurati se gli capitava durante una riunione del consiglio d’amministrazione o mentre era impegnato in una trattativa delicata!
Si ripromise di parlarne con Guidotti, alla prima occasione.
Cominciò a radersi, ma si sentiva leggermente a disagio.
Fu allora che ebbe lacerante certezza della prossimità della sua morte.
L’infastidiva soprattutto l’estraneità di quella frase. Troppo elegante, troppo ben composta. Lui non parlava e non scriveva così. Era una frase da scrittore. E lui non aveva mai ceduto alla fantasia della scrittura, neppure da ragazzo, quando i primi amore ti fanno mettere parole sulla carta. Veramente gli doveva essere stata come proiettata dall’esterno, non era possibile che l’avesse concepita dentro di sé, da sé.
E comunque: chi ne era il soggetto? O l’oggetto?
A chi apparteneva insomma quella morte? Non certo a lui.
A meno che non si fosse messo a parlare di se stesso in terza persona. Come faceva il vecchio Manuelli.
“Manuelli non sapeva nemmeno cosa fosse una fabbrica quando ci entrò a sedici anni come apprendista saldatore.” Parlava di sé come se leggesse la sua biografia. E tutti gli ridevano alle spalle.”

L’intermittenza

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